Industry 4.0: l’Italia com’è messa?

Per il 2016 si prevede un tasso di crescita del 20%, buono ma insufficiente a recuperare anni di ritardo. (Osservatorio Smart Manufacturing, School of Management del Politecnico di Milano)

Per Industry 4.0 si intende la quarta rivoluzione industriale, ovvero l'integrazione di tecnologie informatiche e di smart solutions all'interno nell'industria.

Se dovessimo guardare lo stato attuale delle aziende in Italia, quasi 8 su 10 risulta priva di integrazioni informatiche nei propri impianti. 

Oltre un terzo (38%) delle imprese industriali dichiara di non conoscere il tema Smart  Manufacturing - Industry  4.0, ma con oscillazioni per alcuni settori in cui la non conoscenza del tema tocca il 50%.  

Se guardassimo allo scenario internazionale, oltre ad una una crescita generale per tutte le tecnologie, nell'area dell'IT la crescita più significativa si rileverebbe nelle applicazioni di Industrial Internet of Things, +46%, che traina anche progetti di Industrial Analytics e Cloud; nell’area delle tecnologie operative, c'è una forte crescita nell'Advanced Automation che registra un +169% in particolare ai “collaborative robot”, e anche nell'Additive Manufacturing c'è un aumento, specie in alcune nicchie applicative (aeronautica e difesa, medicale), mentre è ancora in fase di sperimentazione in altri comparti. 

In italia tuttavia il quadro dell’Industry 4.0 potrebbe non essere totalmente negativo, perché già un terzo di queste sta investendo. 

Ma su cosa deve investire un’azienda per avviare la quarta rivoluzione industriale? Alcuni esempi? Industrial Analytics, Cloud Manufacturing, Advanced Automation, Automotive. 

Secodo l'osservatorio infatti i settori più attivi sono quelli dei Macchinari, il comparto Automotive e, più  staccati,Aeronautica e Difesa. Il 66% del mercato è rappresentato da progetti di Industrial Internet of Things, che vale 790 milioni di euro, seguito da Industrial Analytics (23%, 270 milioni di euro) eCloud Manufacturing (10%, 120 milioni di euro). In una fase caratterizzata soprattutto da progetti pilota, il segnale dello stato embrionale è costituito dal fatto che ben il 30% del mercato è distribuito nell'area della system integration, mentre il 28% copre l’acquisto di hardware (sensoristica, sistemi IT, etc.), il 22% di software (programmi e licenze) e solo il 20% è legato ai servizi.

Un limite alla diffusione dello Smart Manufacturing in Italia appare la scarsa “maturità digitale” generale delle imprese, con una ridotta diffusione delle soluzioni tradizionali.

“La rivoluzione digitale richiede conoscenze specifiche, ma la ricerca rivela un gap nelle competenze digitali nel tessuto produttivo, in particolare nelle PMI. Colmare queste lacune è un elemento fondamentale per il successo dei progetti - aggiunge Andrea Sianesi, Responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart Manufacturing -. L'opportunità costituita dalla digitalizzazione dell'industria porta con sé anche un rischio di 'Digital divide' tra le imprese che dispongono di competenze specialistiche e le altre, soprattutto piccole realtà, che rischiano di rimanere fuori da questa evoluzione”.