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DevOps: cambiamento di tecnologia o di mentalità?

"Le tecnologie ci sono, ora serve il cambiamento culturale aziendale"

 

Il DevOps può essere molte cose, c’è chi lo definisce una filosofia, un approccio o più semplicemente un modo per allineare lo sviluppo software alle operations IT (DevOps development-operations). 

La necessità che accomuna tutte le aziende è quella di rompere i rigidi schemi che caratterizzano il processo di sviluppo, al fine di promuovere la collaborazione ed il lavoro di squadra all'interno dell'azienda, il problema rimane quello di definire quale sia nella pratica la scelta vincente, non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto dal punto di vista umano.

Si può quindi a ragione parlare di “cultura DevOps”, ovvero un cambio di mentalità il lato comportamentale legato ai team che collaborano in un'azienda. Il DevOps richiede infatti un cambio di mentalità che guarda nella direzione opposta alla tradizionale suddivisione in silos delle attività aziendali. 

Di sicuro il dubbio che sorge è quello della difficoltà controllo e certificazione di quello che viene prodotto, e strumenti come quelli di configuration management, ad esempio, possono venire in aiuto, assicurando che ogni risorsa soddisfi i requisiti di conformità. 

I mezzi per il cambiamento ci sono, ora serve la volontà di cambiare.

Solo il 20% delle aziende si sente pronta in caso di attacco

Solo un responsabile IT su 5 è in grado di capire se la propria azienda sia in grado di contrastare un attacco. Questo è quanto emerge dal nuovo report di Kpmg, che mette in guardia sulle minacce emergenti e sulle organizzazioni criminali.

Un ulteriore aspetto allarmante è dato dal numero consistente (47%) di aziende che ammette di non avere in atto strategie per impedire l’estorsione dei dati di accesso da parte delle organizzazioni criminali (v. Cryptolocker: dopo due anni le aziende pagano ancora il riscatto!) e dal numero di attacchi dilaganti (97% degli intervistati ha subito almeno un attacco).

"È tempo di pensare al rischio informatico in modo diverso, abbandonando il semplice concetto di hacker  e riconoscendo che le nostre imprese sono prese di mira da imprenditori del crimine senza scrupoli che non solo hanno un business plan e dispongono di ampie risorse, ma si occupano anche di frodi , estorsioni o furti di proprietà intellettuale di valore". Ha commentato Paul Taylor, UK head of cybersecurity di KPMG

E’ ormai necessario cambiare mentalità e considerare la sicurezza non solo un esercizio di difesa, ma un imperativo imprescindibile a tutti i livelli in azienda.

 

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